Verso il Fit for 55 Package. Nuovo Emissions Trading System (ETS): cosa cambia per il settore dei trasporti

Le principali novità riguardano settore aereo, shipping e trasporto su strada

 

Tra le novità più importanti del pacchetto normativo europeo dedicato alla sostenibilità – il Fit for 55 Package, leggi qui la news dedicata – c’è sicuramente la revisione dello schema dell’ETS – Emissions Trading System, il Sistema di scambio di quote di emissioni, strumento cardine della lotta europea al cambiamento climatico introdotto nel 2005 e grazie al quale l’UE ha già ottenuto una riduzione del 42,8% delle emissioni inquinanti nei settori in cui è applicato.

Con la proposta di revisione del sistema ETS – ora in esame presso Consiglio e Parlamento europeo per l’approvazione – la Commissione Europea mira a raggiungere nel 2030 una riduzione del 61% delle emissioni rispetto ai livelli del 2005 con un ritmo annuo del -4,2%. Questo risultato sarà centrato grazie a una diminuzione annua più incisiva del numero di quote inquinanti permesse, l’estensione del sistema al settore del trasporto marittimo, l’ampliamento dell’applicazione per il settore dell’aviazione – che è incluso già oggi nell’ETS – e la costituzione di un nuovo schema ETS per il settore del trasporto su strada.

Lo schema ETS si basa sul principio “cap and trade: viene fissato un tetto (“cap”) massimo di emissioni di gas a effetto serra consentite per le imprese operanti nei settori economici coinvolti nel sistema, assegnando agli operatori un numero di quote o permessi di emissioni inquinanti che è possibile utilizzare per inquinare o vendere sul mercato delle quote ad altre imprese del settore. Alla fine di ogni anno, infatti, le imprese devono restituire un numero di quote sufficiente a coprire le emissioni prodotte nel corso dell’anno.  Il tetto massimo di emissioni viene gradualmente ridotto e, dunque, il prezzo per le emissioni di carbonio – determinato dall’equilibrio tra la quantità di quote di emissioni e la domanda di permessi – aumenta progressivamente, rendendo di fatto più costoso inquinare. Dal 2019 è operativa, inoltre, una riserva stabilizzatrice che elimina le quote in eccessivo evitando il crollo dei prezzi in casi di surplus eccessivo di offerta.

Per quanto riguarda lo shipping, la proposta della Commissione coprirà le emissioni di CO2 emesse dalle navi oltre i 5000 teus al 100% in caso di emissioni prodotte dalle navi in ormeggio ai porti dell’UE e di tratte intra-UE e al 50% per le tratte extra-UE (che iniziano o terminano in un porto al di fuori dell’Unione Europea) con un impatto su circa 2/3 delle emissioni totali del trasporto marittimo. L’implementazione sarà graduale, a partire dal 2023 con la copertura parziale del 20% delle emissioni inquinanti fino ad arrivare nel 2026 alla copertura del 100% delle emissioni prodotte secondo i requisiti sopra riportati (100% ormeggi e tratte intra-UE, 50% tratte extra-UE).

Per il settore aereo, la Commissione prevede per i voli all’interno dello spazio economico europeo e che collegano l’UE con Svizzera e Regno Unito – già coinvolti nello schema ETS oggi vigente – una diminuzione del numero delle quote gratuite concesse agli operatori fino a sospendere l’assegnazione gratuita nel 2026. Per i voli extra-UE operati da compagnie aeree con sede nell’UE, la proposta prevede, invece, l’implementazione del Carbon Offsetting and Reduction Scheme for International Aviation (CORSIA), un programma internazionale approvato dall’ICAO (Organizzazione Internazionale per l’Aviazione Civile) che al momento è applicato dai vettori internazionali solo su base volontaria.

La Commissione ha proposto, inoltre, un nuovo ETS – sempre fondato sul principio del “cap and trade” e parallelo a quello già esistente – per il settore del trasporto su strada e degli impianti di riscaldamento degli edifici.

Il sistema vedrà il coinvolgimento dei fornitori di carburante che saranno responsabili del monitoraggio della quantità di combustibili immessi nel mercato attraverso la propria attività di rifornimento e saranno tenuti a restituire le quote di emissione.  Il nuovo sistema sarà operativo a partire dal 2025 – primo anno di test finalizzato solo al monitoraggio dei livelli di carburanti inquinanti – con un tetto alle emissioni fissato a partire dal 2026 sulla base dei dati raccolti. Il tetto del sistema ETS sarà ridotto ogni anno allo scopo di ottenere una riduzione delle emissioni del 43% nel 2030 (rispetto al livello del 2005).

I ricavi derivanti da questo sistema ETS finanzieranno nuovi fondi europei: il Fondo sociale per il clima e il Fondo per l’Innovazione. Il primo sarà costituito per mitigare gli effetti economici e sociali della transizione, soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione europea. Preoccupano, infatti, le potenziali ripercussioni sociali – soprattutto dell’ETS per il trasporto su strada e impianti di riscaldamento – in termini di aumento dei costi per i cittadini dell’Unione Europea. Il Fondo per l’Innovazione, invece, è pensato per stimolare la ricerca per la transizione green. Il tema degli investimenti è fondamentale anche dal punto di vista della nostra federazione europea, CLECAT, che ha evidenziato l’importanza di garantire alle imprese – sulla base dei proventi del sistema ETS – finanziamenti per stimolare ingenti investimenti in ricerca e sviluppo, fattore imprescindibile per una vera transizione verde, nei tempi ristretti previsti dal nuovo pacchetto.