Verso il Fit for 55 Package. Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM): il futuro sistema di dazi sulla CO2 per evitare il dumping ambientale

 

Il  CBAM – Carbon Border Adjustment Mechanism è una delle misure che compongono il Fit for 55 Package, il pacchetto di proposte legislative della Commissione Europea che mira al raggiungimento dell’obiettivo della riduzione del 55% delle emissioni inquinanti entro il 2030. È un sistema di “dazi ambientali” che l’Unione Europea applicherà alle importazioni extra-UE di alcune categorie di prodotti (cemento, ferro, acciaio, alluminio, fertilizzanti e elettricità) con lo scopo di evitare il dumping ambientale attraverso pratiche di “carbon leakage”, la delocalizzazione di produzione in Paesi che non rispettano standard europei sulle emissioni inquinanti. Il sistema prenderà il via nel 2023 in una forma transitoria (che prevederà solo l’obbligo di dichiarare la quantità di CO2 importata attraverso i prodotti immessi nel Mercato Unico) e nel 2026 nella forma completa in cui sarà previsto anche il pagamento di un “dazio ambientale” corrispondente alla quota di CO2 emessa sul mercato tramite le importazioni. L’obiettivo dell’Unione Europea è dunque quello di equiparare il prezzo del carbonio in alcuni specifici settori tra i prodotti domestici e quelli importati, in conformità con le regole della World Trade Organization.

Secondo la bozza di schema di funzionamento, entro il 31 maggio di ogni anno i dichiaranti doganali dovranno dichiarare la quantità di merci importate nel territorio dell’Unione Europea nel corso dell’anno precedente e le emissioni inquinanti in esse incorporate insieme ai relativi  “certificati CBAM”, autorizzazioni a pagamento che consentono di immettere sul mercato tramite importazione prodotti che comportano emissioni di CO2 in fase di produzione e che dovranno essere previamente acquistate a carico degli importatori.

Il Clecat ha sottolineato alcuni punti fondamentali che il legislatore europeo dovrebbe tenere in considerazione in fase di adozione della proposta: ponderare gli effetti in termini di responsabilità degli operatori in relazione alla possibilità degli stessi di conoscere e verificare l’attendibilità delle informazioni fornite dagli importatori, implementare un sistema digitale che non subisca variazioni – soprattutto nella fase transitoria – , uniformare procedure e sistemi sanzionatori tra i diversi Stati Membri ed evitare effetti distorsivi nei rapporti con i partner commerciali dell’Unione Europea. La proposta della Commissione sta proseguendo il proprio iter legislativo ed è in queste settimane in discussione presso il Consiglio e il Parlamento europeo. 

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