Profili IVA nei nuovi scambi con UK

A cura dell’Avvocato Sara Armella

 

 

Il Trade and Cooperation Agreement e la fiscalità

L’uscita del Regno Unito dall’unione doganale e dal mercato unico europeo determina significative conseguenze anche in materia di fiscalità indiretta. Un’operazione che, fino al 31 dicembre 2020, era qualificata come cessione intracomunitaria, è oggi soggetta alle regole proprie dell’esportazione doganale, mentre l’acquisto intracomunitario di beni dà luogo a un’importazione. Dal punto di vista dell’IVA e delle accise, agli scambi commerciali tra i due blocchi si applicano ora le regole proprie degli scambi internazionali con Paesi terzi rispetto all’Unione europea.

Vi è da rilevare, tuttavia, che si parla poco di IVA nelle 1246 pagine dell’Accordo concluso tra UK e UE, il Trade and Cooperation Agreement (G.U. 31 dicembre 2020, L 444/14). L’Accordo contiene unicamente un protocollo in materia di cooperazione amministrativa finalizzata al contrasto alle frodi, anche in materia Iva, che prevede un impegno comune nella lotta all’evasione e all’elusione fiscale, nello scambio di informazioni e nel recupero dei debiti Iva a livello transfrontaliero.

Dalle operazioni intra-UE all’export verso UK e la prova dell’uscita

Dal 1° gennaio 2021, le cessioni di beni verso il Regno Unito non rappresentano più cessioni intraunionali, disciplinate dall’art. 41, d.l. 331 del 1993, bensì vere e proprie cessioni all’esportazione, di cui all’art. 8, lett. a) e b), d.p.r. 633 del 1972.

Le esportazioni verso il Regno Unito non sono, dunque, imponibili IVA, in quanto i beni sono spediti o trasportati verso una destinazione extra-UE. È necessario, tuttavia, che il fornitore di tali beni sia in grado di provare che la merce ha lasciato il territorio UE. Generalmente, gli Stati membri si basano sull’attestazione di uscita trasmessa all’esportatore dall’Ufficio doganale di esportazione. L’uscita dei beni dal territorio europeo è, infatti, accompagnata dal messaggio elettronico “risultati di uscita”, prodotto dal sistema informatico doganale AIDA (art. 333 RE). In caso di esito positivo, il messaggio “uscita conclusa” costituisce prova dell’uscita della merce dal territorio doganale dell’Unione, ai sensi dell’art. 8, lett. a) e b), d.p.r. 633 del 1972. I diversi flussi informatici in territorio UE sono gestiti dal sistema doganale ECS (Export Control System).

All’importazione nel Regno Unito l’IVA dovrà essere assolta in Dogana, secondo le procedure previste dal legislatore inglese.

Le importazioni da UK

Per quanto riguarda gli acquisiti di beni materiali dal Regno Unito, non si è più in presenza di un acquisto intraunionale, con assolvimento dell’IVA mediante reverse charge (artt. 46 e 47, d.l. 331 del 1993), bensì di un’operazione di importazione, con conseguente assolvimento dell’IVA in dogana e successiva detrazione in sede di liquidazione periodica dell’imposta.

L’operatore italiano che acquista beni provenienti da UK dovrà assolvere l’IVA all’importazione all’aliquota applicabile alle cessioni degli stessi beni all’interno dell’Unione europea. L’Iva è generalmente versata direttamente alle autorità doganali, a meno che non venga utilizzato un deposito IVA, con conseguente differimento dell’imposizione e assolvimento mediante reverse charge.

Le operazioni a cavallo del 1° gennaio 2021

La spedizione di merci (da o verso il Regno Unito) che ha avuto inizio prima del 31 dicembre 2020 ma si è conclusa (o che si concluderà) dopo il 1° gennaio 2021 si considera operazione intra-Ue ai fini IVA. Ai sensi dell’art. 51 dell’Accordo di recesso (Withdrawal Agreement, G.U. 31 gennaio 2020, n. 29/7) la direttiva Iva 112/2006 continua ad applicarsi alle operazioni che presentano un elemento transfrontaliero tra il Regno Unito e uno Stato membro, effettuate prima della fine del periodo transitorio. 

Le Linee guida della Commissione europea nel settore IVA hanno precisato che i beni trasportati da uno Stato membro nel Regno Unito possono essere reintrodotti nel territorio Ue in esenzione da IVA, ai sensi dell’art. 143, par. 1, lett. e) della direttiva IVA (Linee guida Commissione europea, 10 dicembre 2020, pag. 8).

I rimborsi IVA

Quanto ai rimborsi IVA, l’operatore unionale che ha assolto l’IVA in UK nel 2020 può presentare la domanda entro il 31 marzo 2021. La richiesta può essere presentata direttamente allo Stato membro in cui si intende richiedere il rimborso, tenendo conto delle modalità previste dalla tredicesima direttiva 86/560/CEE. Il rimborso dell’IVA può essere subordinato a una condizione di reciprocità, pertanto, può essere autorizzato solo se concesso anche dallo Stato terzo ai soggetti passivi stabiliti nel Paese membro interessato (linee guida Commissione europea, 10 dicembre 2020, pag. 6).

Intrastat

Dal 1° gennaio 2021, gli operatori UE non devono più inserire le cessioni di beni verso UK negli elenchi riepilogativi Intra. In UK, invece, le imprese “VAT registered” dovranno continuare a inviare, per tutto il 2021, gli elenchi Intrastat mensili per gli acquisti.

Un’ulteriore precisazione riguarda il prefisso del numero di identificazione IVA “XI” per i soggetti stabiliti in Irlanda del Nord. Con determinazione del Direttore Generale dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, adottata di concerto con l’Agenzia delle entrate e d’intesa con l’Istituto Nazionale di Statistica, 15 febbraio 2021, prot. n. 46832/RU, infatti, sono state aggiornate le istruzioni per l’uso e la compilazione degli elenchi riepilogativi delle cessioni e degli acquisti intracomunitari di beni e dei servizi resi e ricevuti (modelli Intrastat).