Focus Dogane: il rappresentante indiretto non è responsabile per l’Iva

 

L’editoriale dell’Avv. Sara Armella dello Studio legale Armella & Associati

 

Nessuna responsabilità per il pagamento dell’Iva all’importazione da parte del rappresentante indiretto in dogana. E’ questo l’importante principio stabilito dalla Corte di Cassazione, con una sentenza destinata a modificare radicalmente il perimetro della responsabilità dello spedizioniere e, più in generale, delle case di spedizione e dei rappresentanti doganali (Corte di Cassazione, sezione V, 24 settembre 2019, n. 23674).

Com’è noto, la complessità e il tecnicismo delle procedure internazionali rendono necessaria la figura del rappresentante doganale, al fine di consentire alle imprese di delegare il rapporto con la dogana a professionisti qualificati ed esperti nelle operazioni di importazione ed esportazione.

E’ importante distinguere la rappresentanza diretta (ove il delegato agisce in nome e per conto di terzi) da quella indiretta, in cui il rappresentante agisce per conto dell’importatore, ma in nome proprio. Infatti, mentre in caso di rappresentanza diretta il rappresentante non è responsabile dei maggiori diritti dovuti all’importazione, in caso di rappresentanza indiretta è prevista, in via generale, una responsabilità solidale del dichiarante con il soggetto per conto del quale è effettuata l’operazione doganale (art. 77 codice doganale dell’Unione europea).

Un tema molto discusso in questi ultimi anni è il perimetro di tale responsabilità in solido con l’importatore e, in particolare, se essa riguarda soltanto i dazi o se comprende invece anche l’Iva dovuta in dogana. Da tempo, le Commissioni tributarie di merito, specie quelle milanesi, sono ormai consolidate nell’escludere la responsabilità del rappresentante indiretto in relazione all’Iva all’importazione (Comm.trib.reg. Milano, 15 settembre 2016, n. 4676/2016; Comm. trib. reg. Milano, 6 marzo 2019, n. 1035). La sentenza della Corte di Cassazione recepisce questo indirizzo interpretativo, partendo dal principio secondo cui l’Iva all’importazione, pur essendo liquidata e riscossa con le stesse procedure previste per i diritti doganali, non rappresenta un “dazio”, bensì un tributo interno.

Poiché l’Iva riscossa in dogana non è compresa nella definizione di “obbligazione doganale”, deve escludersi una responsabilità del rappresentante indiretto in relazione al suo pagamento, anche in caso di contestazione a posteriori. La responsabilità solidale del dichiarante doganale, insieme all’importatore, rappresenta infatti un obbligo valido solo per l’obbligazione doganale in senso proprio, ossia con riferimento ai dazi all’importazione, che solitamente rappresentano una quota economicamente meno significativa dell’Iva, pari invece al 22%.

Si riduce, di conseguenza, l’ambito giuridico ed economico della responsabilità del rappresentante indiretto, che dovrà comportare, sul versante delle dogane, anche un opportuno distinguo per quanto concerne la garanzia richiesta alle imprese e ai professionisti che svolgono tale ruolo.