Il 31 dicembre sarà Brexit

 

Il “no” alla proroga è definitivo, il nuovo accordo è da concludere entro ottobre

 

Il 31 dicembre 2020 sarà l’ultimo atto della Brexit: entro quella data le relazioni con l’Unione Europea saranno regolamentate da un Accordo specifico a cui le parti stanno lavorando da mesi ma sui cui negoziati la pandemia di Coronavirus ha inciso negativamente. Diversamente, i rapporti Regno Unito – Ue saranno disciplinati dalla normativa internazionale.

Il 30 giugno scorso, infatti, era il termine ultimo entro il quale il Regno Unito – d’accordo con l’Ue – avrebbe potuto chiedere una proroga del periodo di transizione – che si è aperto il 31 gennaio 2020 – sulla base della clausola dell’Accordo di Recesso. Il Regno Unito ha scelto di non ricorrere a questa possibilità nonostante il procedere lento dei negoziati. Il Primo ministro britannico Boris Johnson, infatti, ha sempre confermato la volontà di chiudere ogni legame con l’Unione entro il 31 dicembre a costo anche di un “recesso no deal”. Nei mesi di marzo e aprile l’ipotesi di una proroga si era fatta più concreta, nonostante le dichiarazioni di Johnson: i negoziati sono stati interrotti per settimane a causa dell’epidemia che ha colpito tra l’altro sia il Primo Ministro britannico che il negoziatore capo per l’Ue, Michel Barnier.

Da maggio sono ripresi i colloqui a pieno regime e un’altra tornata si è tenuta nel mese di giugno: dopo un’iniziale rinnovata intesa, allo stato attuale entrambe le parti sono ferme nelle proprie posizioni. David Frost il capo-negoziatore per la Brexit ha confermato alla Ue la proposta di Accordo di libero scambio presentata qualche mese sulla base di quello esistente tra Europa e Canada (CETA) ma con alcune differenze. Per quanto riguarda il commercio, un punto controverso è la disciplina dei servizi, un settore di punta dell’export del Regno Unito che è il paese con la più alta incidenza dei servizi sul totale dell’export: 44,6% contro il 28% dell’Unione. Ma il Regno Unito è un partner commerciale importante per tutti gli Stati Membri anche per quanto riguarda lo scambio di beni.

In virtù di questo stretto legame si pensa che entrambe le parti, nonostante la lontananza delle posizioni, abbiano un forte interesse nel raggiungere un Accordo che dovrebbe vedere la conclusione nel mese di ottobre così da poter essere ratificato regolarmente prima del termine del 31 dicembre. D’altra parte, il Regno Unito sembra pronto anche all’eventualità di un “no deal”, nonostante la grave situazione economica segnata dal risultato peggiore in termini di produzione industriale dal 1979 (-2,2% solo nel primo trimestre). Il 12 giugno, infatti, Johnson ha diffuso un programma di transizione in tre fasi per l’applicazione delle norme dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) che, senza un accordo, andrebbero a regolamentare gli scambi Ue-Uk a partire dal 1° gennaio 2021.

Il 6 luglio si è tenuta l’Open Hearing promossa dall’Agenzia delle Dogane e Monopoli sul tema che ha visto la partecipazione attiva di molte Associazioni tra cui Fedespedi insieme alla delegazione confederale: numerose le proposte portate all’attenzione dell’Agenzia per attuare concrete semplificazioni finanziarie e procedurali.

L’obiettivo degli operatori è mantenere fluido lo scambio commerciale con la Gran Bretagna che rappresenta un mercato importantissimo soprattutto per l’export italiano. È quindi fondamentale che siano messe in opera tutte le soluzioni operative per agevolare gli adempimenti doganali in fase di autorizzazione e dichiarazione per sostenere e non gravare gli esportatori – soprattutto le PMI – ed evitare distorsioni di traffico, a beneficio di altri Stati Membri che si stanno ponendo in grande concorrenza anche per l’attività doganale.

Le proposte hanno riguardato quindi diversi temi: dall’IVA, alle regole di origine, dalle procedure di rilascio delle autorizzazioni, alle garanzie. Su tutto l’esigenza di procedure efficienti e tempi rapidi di esecuzione e verifica delle formalità doganali.

ADM ha accolto con favore le proposte trovando in esse conferma all’indirizzo dei lavori avviati dall’Amministrazione, come ad esempio per l’“envelope elettronique” o l’intervento a livello di Customs Decisions, riservandosi, per altre proposte, un approfondimento con le altre amministrazioni competenti dello Stato.