CLECAT: il gigantismo navale una minaccia per la supply chain globale

L’incidente del Canale di Suez ha agitato le acque dei rapporti già tesi tra spedizionieri e compagnie marittime

 

Dopo l’allarme lanciato da Fedespedi e il suo Vicepresidente con delega allo shipping, Andrea Scarpa, sulla vulnerabilità della supply chain marittima provocata dalla corsa al gigantismo navale, arriva il duro attacco del CLECAT sulle politiche messe in atto negli ultimi anni dalle shipping line.

Nel mirino della nostra associazione a livello europeo la scelta di pochi operatori di puntare sulle Ultra Large Container Vessel. Scelta che negli ultimi anni ha portato a una diminuzione della qualità del servizio a scapito degli utenti – spedizionieri e caricatori – e alla congestione delle infrastrutture portuali e dei collegamenti con l’hinterland, costringendo operatori pubblici e privati a ingenti investimenti per potersi adeguare a tali picchi di capacità.

La pandemia di Covid-19 e ora il blocco del Canale di Suez non hanno fatto altro che accelerare un processo già in atto: la tendenza delle compagnie marittime a voler erodere quote di mercato a danno degli spedizionieri godendo della propria posizione dominante, frutto di operazioni di integrazione verticale lungo la filiera del trasporto in atto già da alcuni anni.

In un momento di grande crisi economico-sociale, le shipping line hanno deciso di gestire la propria capacità di stiva (tramite un uso eccessivo di blank sailing) e i flussi di contenitori vuoti in modo da trarne il massimo profitto. I noli sono quadruplicati, mentre la qualità del servizio ha toccato il minimo storico, con il 35% a gennaio 2021. Il risultato è stata la rottura della supply chain marittima globale, la congestione dei porti, l’irreperibilità e il conseguente aumento del costo delle materie prime, la difficoltà di approvvigionamento per le imprese in import e di accesso ai mercati di sbocco per le imprese in export.

L’appello del CLECAT è a politici e decisori europei perché vigilino sul rispetto delle regole e considerino la possibilità di limitare la dimensione delle navi portacontainer al fine unico di tutelare la resilienza della supply chain marittima. È chiaro, infatti, dopo il caso Ever Given, come le mega navi, in caso di incidenti, siano in grado di provocare danni gravissimi, a livello economico e ambientale, con impatti sulle catene di approvvigionamento che rischiano di durare per mesi, con danni per miliardi di dollari che vanno a gravare su tutto il sistema.

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