Brexit, niente rincaro dei dazi doganali

 

A cura dell’Avv. Sara Armella

 

Il 24 dicembre è stato finalmente raggiunto l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Regno Unito, entrato in vigore il 1° gennaio e che rappresenta il quadro giuridico di riferimento delle relazioni post Brexit. Un accordo sofferto, arrivato in extremis dopo oltre tre anni di trattative e che dovrà essere approvato dal Consiglio Europeo all’unanimità e poi dal Parlamento Europeo, oltre che dal Parlamento di Londra. L’approvazione da parte del Parlamento europeo è prevista nel mese di gennaio, e sono già all’opera i servizi di traduzione, nelle varie lingue ufficiali, delle 1246 pagine del trattato. La Commissione europea ha già comunicato di aver approfondito con i servizi legali la problematica inerente l’eventuale necessità di approvazione dell’accordo da parte dei Parlamenti degli Stati membri europei, escludendola ai sensi dell’articolo 217 del Trattato sul funzionamento dell’UE, poiché l’accordo regola soltanto materie rientranti nella competenza di Bruxelles.

Per evitare il caos alle frontiere, le norme contenute nell’accordo sono già applicate provvisoriamente (ossia in attesa delle ratifiche) a partire dal 1° gennaio, data a partire dalla quale il Regno Unito esce definitivamente dal mercato europeo e dall’unione doganale europea. L’uscita dal mercato comune europeo comporta il venir meno della libera circolazione delle merci tra UE e Uk. Le operazioni con l’Inghilterra non rappresenteranno più scambi intracomunitari, ma importazioni ed esportazioni, con tutte le formalità connesse agli adempimenti doganali, tra cui l’identificazione della classifica, dell’origine e del valore della merce, la sua presentazione in dogana tramite un rappresentante doganale, con tutte le necessarie certificazioni tecniche, e l’accettazione della dichiarazione da parte delle dogane, prima dello svincolo e l’immissione nel circuito commerciale. 

La novità dell’accordo è rappresentata dall’aver cancellato i dazi doganali e le quote di importazione dei prodotti, che si sarebbero dovuti applicare in caso di no deal. Il raggiungimento dell’accordo non fa venir meno, invece, la necessità di cambiare radicalmente il modo di operare con il Regno Unito e di dover rispettare le procedure doganali. Va ricordato, in proposito, che sono oltre centomila le imprese italiane interessate dalla Brexit, di cui circa il 40% non ha mai effettuato operazioni doganali e per le quali l’intesa, pur escludendo l’applicazione di tariffe al confine, non attenua la dirompente novità di dover cambiare molti aspetti della contabilità, della tracciabilità dei prodotti e dei componenti, della necessità di rispettare le numerose regole doganali, che prevedono anche pesanti sanzioni in caso di errore.

Nessun dazio per le esportazioni italiane

L’accordo di libero scambio rappresenta una notizia certamente positiva per le nostre esportazioni, perché scongiura il rischio di dazi doganali. Non soltanto l’Inghilterra rappresenta, per l’Italia, l’ottavo paese per volumi di scambi, ma la bilancia commerciale è fortemente a nostro favore, considerato che vi esportiamo annualmente 25 miliardi di euro di prodotti, a fronte di 10 miliardi di importazioni da Uk.

In caso di no deal, le nostre esportazioni avrebbero subito tariffe doganali molto significative: dazi minimi del 7% per il settore agrifood, oltre il 10% per le auto, la moda e l’arredamento, mentre per il vino, uno dei prodotti nazionali di maggior successo nel Regno Unito, erano previsti dazi a partire dal 12%.

In mancanza dell’accordo, i nostri prodotti sarebbero stati decisamente penalizzati, anche considerando che il Regno Unito, di pari passo con le trattative con l’UE, conduceva diversi altri tavoli negoziali, che hanno consentito di sottoscrivere trattati di libero scambio con Giappone, Sud Africa, Corea del sud, Svizzera e molti altri. Senza l’accordo di Natale, al 1° gennaio avremmo assistito non soltanto a un appesantimento, con i dazi doganali, dei prodotti italiani all’ingresso in Inghilterra, ma avremmo anche “scoperto” un alleggerimento delle frontiere per tante imprese concorrenti estere, giapponesi, coreane, svizzere, con consistenti riduzioni delle quote di mercato per il Made in Italy.

Il tipo di accordo di libero scambio

L’Unione europea è uno dei blocchi più attivi, a livello mondiale, nella conclusione di accordi commerciali, tra i più recenti dei quali vanno ricordati quelli con Corea del Sud, Vietnam, Giappone e Canada. L’accordo di libero scambio concluso con Londra presenta molti tratti comuni a questi ultimi due, ma se ne distingue perché assicura una totale mancanza di dazi e di limitazioni per le importazioni inglesi nell’Unione europea.

Grazie all’accordo l’Inghilterra, che era già fuori dal mercato comune per effetto della Brexit, godrà comunque di uno status unico. A differenza di tutti gli altri accordi di libero scambio, quello raggiunto con il Regno Unito assicura un totale azzeramento dei dazi e delle quote di importazione per i prodotti originari inglesi, al momento dell’ingresso nell’Unione europea. Ci saranno, come previsto, procedure doganali e alcune certificazioni tecniche che richiederanno controlli alla frontiera, ma le condizioni di ingresso al più importante mercato dei consumatori del mondo sono le più flessibili mai concesse dall’UE. Talmente è ampia la libertà d’accesso riconosciuta a Londra, che già si parla di un’unione doganale mascherata, senza il rovescio della medaglia che questa avrebbe comportato, come l’allineamento delle tariffe doganali inglesi a quelle europee.

Semplificazioni e prove dell’origine

L’accordo contiene alcune significative semplificazioni, volte a evitare eccessivi rallentamenti nelle operazioni doganali e il crearsi di lunghe code ai punti di frontiera. Da non dimenticare che il Regno Unito importa circa il 50% dall’Unione europea e che un cambiamento di questo impatto, per le imprese, avrebbe dovuto essere preceduto da un lungo periodo di adattamento alle nuove regole, che purtroppo è mancato. Per i primi sei mesi del 2020, le importazioni nel Regno Unito non dovranno essere obbligatoriamente accompagnate da una dichiarazione doganale, che potrà anche essere presentata successivamente. Ai fini di un puntuale quadro di riferimento, il Governo di Londra ha messo a disposizione, on line, ogni informazione e aggiornamento utile per le imprese che vendono in Uk.

Da rilevare che, per fruire dell’esenzione dalle tariffe all’importazione nell’UE, è necessario che il prodotto possa dirsi interamente realizzato in Inghilterra o che, comunque, abbia ivi subito una trasformazione idonea. L’accordo opportunamente prevede una serie di lavorazioni marginali, finalizzate a evitare che una merce, magari cinese o statunitense, con piccole manipolazioni o un semplice cambio di confezione possa acquisire l’origine preferenziale Uk e poi essere introdotta a dazio zero nell’Unione europea. Il rispetto di queste regole è fondamentale per tutelare i produttori europei dall’ingresso di prodotti realizzati in Paesi terzi e semplicemente transitati in Inghilterra o che qui abbiano subito una lavorazione non idonea.

Uno dei punti più delicati dell’intesa post Brexit riguarda proprio la dichiarazione dell’origine preferenziale della merce, da cui deriva l’agevolazione di evitare tutti i dazi all’importazione. L’accordo prevede, infatti, come modalità alternative, l’autocertificazione dell’esportatore o la conoscenza, da parte dell’importatore, dell’origine inglese del prodotto. Quest’ultima previsione non è nuova, essendo stata prevista per la prima volta nell’accordo Ue-Giappone.

Ovviamente l’importatore che dichiari l’origine preferenziale del prodotto, senza che questo ne abbia le caratteristiche, va incontro a pesanti conseguenze, nel nostro Paese anche di ordine penalistico. Non va dimenticato, però, che all’interno dell’Unione europea vi sono diversi livelli di controllo sui confini e che non tutti i Paesi pongono la stessa attenzione alla tutela del mercato unico.

Sarebbe auspicabile prevedere che, finita la fase di prima applicazione, vi sia un’attenzione speciale di Bruxelles sulla corretta applicazione delle regole di origine preferenziale Uk e sul loro monitoraggio costante e uniforme da parte dei vari Stati dell’Unione.