Brexit: la nuova origine preferenziale

A cura dell’Avvocato Sara Armella

 

L’Accordo di libero scambio tra UE e UK (Trade and Cooperation Agreement pubblicato in G.U. L 444/14), stabilisce il divieto, per il Regno Unito e per l’Unione europea, di applicare dazi doganali, sia all’importazione che all’esportazione (artt. GOODS.5, GOODS.6 e GOODS.10). Tale divieto non rappresenta, tuttavia, un automatico annullamento dei diritti di confine per tutti gli scambi in import e in export tra i due blocchi, ma trova applicazione esclusivamente nei confronti dei prodotti che corrispondono alle condizioni, legali e sostanziali, per poter essere considerati di “origine preferenziale” UE o UK.

L’azzeramento dei dazi è subordinato, infatti, al riconoscimento di due distinti presupposti: da un punto di vista sostanziale, è necessario che il prodotto esportato rispetti integralmente le regole di origine preferenziale stabilite dall’Accordo (parte II, capo II, artt. ORIG.1 e ss., allegati ORIG-1 e ss.); da un punto di vista procedurale, inoltre, il bene deve essere accompagnato da un’attestazione dell’origine.

Le regole

Tra le categorie di prodotti che beneficiano del dazio zero alla Dogana UK, in primo luogo si collocano i beni che possono definirsi “interamente ottenuti” nell’Unione europea (art. ORIG.5). Si tratta, in particolare, di merci che presentano un legame diretto con il territorio, come i prodotti minerali, vegetali o animali, oppure un legame indiretto, in quanto mediato da attività umane, come ad esempio i prodotti della pesca o quelli estratti dal suolo o dal sottosuolo marino.

Una seconda categoria di beni originari è rappresentata dai prodotti “fabbricati esclusivamente a partire da materiali originari dell’Unione europea”. Se tutti i componenti utilizzati sono originari UE, il prodotto fabbricato in uno Stato membro dell’Unione ha certamente diritto all’azzeramento dei dazi doganali al momento dell’esportazione verso il Regno Unito, e viceversa (art. ORIG.3).

Si tratta di un’ipotesi diversa da quella precedente, relativa ai beni “interamente ottenuti”: in questo caso siamo in presenza di beni finiti, realizzati con materiali che possono anche avere componenti o lavorazioni extra UE. Ciò che conta, ai fini dell’attribuzione dell’origine preferenziale del prodotto finito, è che ciascun materiale, in base alla regola di origine a esso applicabile, si consideri “originario UE”.

Terza categoria di prodotti che beneficiano dell’azzeramento delle tariffe doganali riguarda l’ipotesi, molto frequente, in cui la realizzazione del bene da esportare avviene mediante l’utilizzo anche di materiali o di componenti non originari. In questo caso, l’origine preferenziale è riconosciuta soltanto in presenza di una “lavorazione sufficiente” effettuata nel territorio dell’Unione europea. Cosa si intende per “lavorazione sufficiente”? La risposta è contenuta nell’Accordo stesso e nel suo allegato ORIG-2.

L’analisi parte necessariamente dal corretto inquadramento della classificazione doganale della merce esportata ed è diretta a verificare, caso per caso, quale specifica regola di origine sia stata stabilita dall’Accordo, in particolare dall’allegato ORIG-2. Quest’ultimo definisce le regole di origine specifiche per i vari beni, in un elenco articolato tenendo conto della classificazione doganale della merce esportata. L’allegato ORIG-2 definisce, prodotto per prodotto, il concetto di “lavorazione sufficiente” per l’acquisizione dell’origine preferenziale.

Per gli esportatori è, dunque, fondamentale approfondire l’analisi della propria supply chain e verificare attentamente il tracciamento dei componenti e delle lavorazioni che hanno contribuito alla realizzazione del prodotto finale.

L’Accordo prevede, inoltre, una regola “di tolleranza”, per cui, in alcune ipotesi, anche i prodotti che non abbiano subito una lavorazione sufficiente ai sensi dell’allegato ORIG-2, possono beneficiare del dazio zero (art. ORIG.6). Ad esempio, per i prodotti agroalimentari è necessario che il peso dei materiali non originari non superi il 15% del peso totale del prodotto finale. Per la maggior parte dei beni, a esclusione dei prodotti tessili, invece, è necessario che il valore dei materiali non originari impiegati nella produzione non superi il 10% del prezzo franco fabbrica del bene finale.

Vi sono poi una serie di lavorazioni considerate sempre “insufficienti” ai fini dell’acquisizione dell’origine preferenziale. Il riferimento è, in particolare, alle operazioni di conservazione, lavaggio, pulitura, etichettatura o di mero assemblaggio, che non consentono di conferire al prodotto il carattere originario (art. ORIG.7).

La prova

Come anticipato, per fruire dell’esenzione dai dazi alla Dogana UK, l’operatore deve certificare l’origine preferenziale dei prodotti importati. Al riguardo, l’Accordo prevede due diverse modalità di prova: è possibile autocertificare l’origine dei beni esportati; in alternativa, è sufficiente la conoscenza, da parte dell’importatore, del carattere originario del prodotto (art. ORIG.18).

Nel primo caso, l’esportatore autocertifica l’origine preferenziale direttamente in fattura o in un altro documento di accompagnamento della merce. Va rimarcato, in proposito, che l’esportatore è responsabile della correttezza delle informazioni fornite (art. ORIG.19). In particolare, l’operatore deve acquisire le dichiarazioni dei fornitori che attestano l’origine dei materiali impiegati nella fabbricazione della merce (allegato ORIG.3). Fino alla data del 1° gennaio 2022, non è tuttavia necessario che l’esportatore sia già in possesso di tali dichiarazioni, potendo presentare l’attestazione del fornitore anche in un momento successivo all’esportazione (Reg. UE n. 2020/2254).

Per l’export dall’Unione europea al Regno Unito è prevista, inoltre, l’iscrizione alla banca dati Rex per le spedizioni di valore superiore ai 6.000 euro. Provvisoriamente era stato previsto, per gli operatori italiani non ancora registrati al Rex, l’utilizzo del codice Eori (Agenzia delle dogane, circolare 30 dicembre 2020, n. 49). Al momento è consigliabile iscriversi quanto più rapidamente possibile alla banca dati Rex. Tale iscrizione è ora semplificata, grazie all’introduzione del “Portale dell’operatore Rex” che consente di acquisire lo status di “esportatore registrato” Rex mediante una procedura interamente online (Agenzia delle dogane, circolare 20 gennaio 2021, n. 4/D)