Brexit, il futuro degli scambi commerciali con l’Irlanda del Nord

 

A cura dell’Avv. Sara Armella

 

Gli scambi di beni con l’Irlanda del Nord non subiranno cambiamenti con la Brexit e non saranno necessari né le procedure doganali, né i pagamenti di eventuali dazi. Infatti, l’Irlanda del Nord continuerà a far parte non soltanto del Regno Unito, ma anche del Mercato Comune europeo: una situazione ibrida che, secondo molti, determinerà problematiche applicative e agevolerà evasioni di imposte e dei tributi doganali. Questi gli effetti della fine del periodo transitorio della Brexit, a partire dal 1° gennaio 2021, quando entrerà in vigore il Protocollo su Irlanda e Irlanda del Nord, siglato, all’interno dell’Accordo di recesso, lo scorso 24 gennaio.

L’interscambio tra i Paesi europei e l’Irlanda del Nord continuerà dunque a essere regolato dalla normativa dell’Unione e, in particolare, dal codice doganale dell’UE e dalle regole proprie degli scambi Iva intracomunitari. Il Protocollo, infatti, rende alcune disposizioni del diritto dell’Unione ancora applicabili nel e al Regno Unito, in relazione all’Irlanda del Nord. Nel Protocollo, l’Unione e il Regno Unito hanno convenuto, inoltre, che, in relazione a tale persistente applicazione del diritto dell’Unione, l’Irlanda del Nord è trattata alla stregua di uno Stato membro (articolo 13, paragrafo 1 del Protocollo).

Alla base di questo quadro così oggettivamente complesso vi è la questione irlandese, uno dei nodi cruciali dei negoziati sulla Brexit, segnati dalla necessità di evitare il ritorno della frontiera fisica tra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord, abbattuta grazie all’Accordo del Venerdì santo del 1998, che ha posto fine alla sanguinosa guerra civile tra gruppi cattolici e protestanti. La pace tra le due fazioni è stata fondata anche sulla creazione di un confine aperto, che attualmente è attraversato da circa 35 mila persone al giorno. Considerata la delicatezza politica della questione irlandese, sin da subito i negoziati sulla Brexit si sono concentrati sulla definizione di regole doganali e Iva speciali, applicabili all’indomani del periodo transitorio.

 

Scambi tra Unione europea e Irlanda del Nord

Gli scambi di beni con l’Irlanda del Nord continuano a essere regolati come transazioni interne al mercato comune europeo e non determineranno procedure doganali, né il pagamento di dazi per i beni provenienti dall’Italia o da altro Paese UE. Allo stesso modo, l’acquisto di beni provenienti dall’Irlanda del Nord non comporterà adempimenti doganali in Italia. Si tratta di un regime speciale che riconosce all’Irlanda del Nord uno status davvero particolare, in quanto rappresenta al tempo stesso parte del territorio politico UK e anche ambito territoriale in cui continuano ad applicarsi le regole europee.

Ciò significa che le aziende italiane che commerciano con l’Irlanda del Nord non dovranno svolgere adempimenti doganali, non dovranno redigere nessuna dichiarazione di esportazione o di importazione, né pagare i dazi, in quanto tale regione, pur rimanendo politicamente parte del territorio UK, dal punto di vista dei controlli doganali sarà trattata alla stregua di un Paese membro dell’Unione europea. Per le merci destinate all’Irlanda del Nord si utilizzeranno le regole proprie degli scambi Iva intracomunitari e del transito doganale unionale, lo stesso regime che si applica per le operazioni tra Paesi europei. Tale meccanismo agevolato si applicherà per i prossimi quattro anni. Successivamente, sarà l’Assemblea dell’Irlanda del Nord a decidere se acconsentire a una proroga dell’allineamento dell’Irlanda del Nord alle disposizioni doganali unionali.

Un’ulteriore precisazione riguarda la marcatura dei beni destinati all’Irlanda del Nord: il marchio di conformità UKCA sarà necessario soltanto per commercializzare i prodotti immessi sul mercato in Inghilterra, Galles e Scozia, mentre in Irlanda del Nord si continuerà a utilizzare la marcatura CE, eventualmente accompagnata dal marchio UKNI, se il prodotto è stato certificato da un organismo notificato britannico.

Scambi tra Irlanda del Nord e UK

Volendo escludere la reintroduzione di un confine fisico in Irlanda, la nuova frontiera viene a crearsi negli scambi tra Gran Bretagna e Irlanda del Nord, i quali saranno soggetti, a partire dal 2021, alle procedure doganali. Sarà necessario, dunque, presentare una dichiarazione doganale di importazione per l’introduzione di merci in Irlanda del Nord dalla Gran Bretagna, così come le movimentazioni di merci dall’Irlanda del Nord verso altre parti del Regno Unito saranno soggette alle procedure doganali di esportazione. Questa nuova disciplina non subirà periodi di adattamento e sarà applicabile già dal prossimo 1° gennaio. Da segnalare che, mentre per gli scambi dai Paesi europei il Regno Unito ha previsto un periodo di tolleranza di sei mesi, per consentire agli operatori di conformarsi ai nuovi requisiti doganali per le importazioni dall’Unione europea, rinviando a luglio 2021 l’obbligo di presentare la dichiarazione di importazione nel Regno Unito, tale agevolazione non si applicherà in Irlanda del Nord, dove, al termine del periodo transitorio, sarà immediatamente necessario compilare una dichiarazione doganale.

L’interscambio tra UK e Irlanda del Nord sarà soggetto a vigilanza doganale e i prodotti potranno subire controlli sanitari e fitosanitari, mentre ovviamente non si applicheranno i dazi doganali alle movimentazioni di merci tra le diverse parti del Regno Unito, a condizione che l’operatore sia in grado di dimostrare che il bene rimarrà nel territorio doganale UK. A tale proposito, il Governo britannico ha elaborato il nuovo “UK Trader Scheme (c.d. UKTS), attraverso il quale i commercianti della Gran Bretagna, per spostare la merce a dazio zero, possono auto-dichiarare che le merci introdotte sul suolo nordirlandese non sono destinate a entrare nell’Unione europea. Si tratta di uno degli aspetti più controversi del nuovo regime, che potrebbe dar luogo a fenomeni diffusi di salti d’imposta: un bene potrebbe essere facilmente trasferito dall’Unione europea in Irlanda del Nord e poi, da lì, essere destinato al Regno Unito, evitando le procedure doganali, l’Iva in dogana e gli eventuali dazi; stesso schema potrebbe realizzarsi all’ingresso nell’UE, sempre attraverso l’Irlanda.

Per ovviare a tale fenomeno, è stato previsto che l’importazione, nel territorio nordirlandese, di merci provenienti da altre zone del Regno Unito sarà soggetta alla tariffa daziaria comune dell’Unione europea, qualora esista il rischio che tali beni siano destinati al mercato unico dell’UE. Tale misura, di cui sarà importante valutarne le modalità di concreta applicazione, è stata prevista proprio in considerazione dell’assenza di un confine fisico tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda (e quindi con l’Unione europea) che potrebbe comportare facili aggiramenti degli adempimenti doganali da parte degli operatori britannici. 

L’azienda inglese che vende i propri prodotti in Irlanda del Nord è tenuta a presentare in anticipo la dichiarazione doganale di esportazione e, poi, di importazione e le eventuali certificazioni richieste, per essere autorizzata a spostare le merci attraverso il Mare d’Irlanda. Il sistema sarà sorvegliato dal GVMS (Goods Vehicle Movement Service), la nuova piattaforma tecnologica del Regno Unito per il controllo delle frontiere e il coordinamento della circolazione dei veicoli, che sarà operativa già a partire dal 1° gennaio 2021.

L’Irlanda del Nord rimarrà comunque parte del territorio doganale del Regno Unito e, pertanto, potrà beneficiare dei futuri accordi di libero scambio siglati dal Governo di Londra. Ne consegue che il Regno Unito potrà concludere accordi con Paesi terzi che attribuiscano alle merci prodotte nell’Irlanda del Nord accesso preferenziale al mercato di tale Paese, alle stesse condizioni applicabili ai beni prodotti in altre parti del Regno Unito. Naturalmente, non facendo più parte del territorio doganale unionale, merci nordirlandesi non potranno, invece, considerarsi originarie UE ai fini dell’esportazione verso un Paese partner preferenziale dell’Unione.